MEMORIA EIDETICA: TESTO CRITICO

P.MARTIRI LEONI

RAFFAELE PISANO

 

Architetto napoletano votato da qualche anno all’arte pittorica con alcune sue vedute nel tempo: un Vesuvio ancora visto un po’ troppo da lontano ….  con i suoi pericolosi caseggiati alle pendici, perfettamente ripresi e privi di vie di fuga … seguono i leoni di piazza dei martiri; ed oggi la chiesa di San Francesco di Paola nella piazza circolare di un fantomatico plebiscito realizzato “a porte chiuse”.

Siamo abituati a due forme estreme di pittura, dai guashi napoletani nei quali l’occhio è situato in una zona siderale, dalla quale scompaiono luci ed ombre e tutto è allineato sulla tela, nello stesso piano. Come se si stesse guardando il panorama dalla luna. Arte peraltro ragguardevole, talvolta insidiosa.

Oppure, da quando è stata “scoperta”  la prospettiva, negli occhi abbiamo opere, peraltro perfette nelle quali predomina. E ci si presenta un panorama di case che guardiamo da vicino, per intenderci con occhi che guardano con tecniche fotografiche ormai datate, che non riequilibrano la realtà umanizzandola. Per cui fotografando da vicino un soggetto con una mano riavvicinata, leggiamo una “manona” mentre l’occhio dal vivo corregge l’errore involontario.

Il nostro autore è assai raffinato, perché sa abbracciare tutto il reale che vede, ne sono prova alcune sue tele di ripresa di chiese disposte in un ambiente circolare. Come la citata tela di San Francesco di Paola, ripresa con una tecnica “grandangolare”. Il nostro artista non si fa ingoiare dallo spazio, è lui che lo abbraccia. Teneramente.

Passiamo al vivente. L’occhio dei leoni di piazza dei Martiri ha ancora l’incontaminato bagliore animalesco che leggiamo nelle mattonelle museali di duemila anni fa.  Bagliori scomparsi nella peraltro eccezionale pittura dell’ultimo millennio che da poco si è chiuso. Il nostro architetto napoletano non ha abbandonato del tutto l’umanizzazione dell’animale. Ma, per dinci, i suoi leoni hanno ancora l’antica fierezza. Viva Napoli ed evviva i bravi artisti napoletani come il nostro.

MARIA GIOVANNA VILLARI

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