UNDETERRED – a cura di Paola de Ciuceis e Rita Alessandra Fusco – TESTO CRITICO

“Chiudi gli occhi e guarda.”
(James Joyce)
 
 
Undeterred, imperterrito. E’ così che si firma l’impavido street artist autore di ritratti dei più iconici personaggi di ogni tempo, con i quali inneggia all’imperturbabilità dell’arte nell’immortalare cose, fatti, persone. Un elogio che salta subito all’occhio sia per l’evidente notorietà dei soggetti prescelti, sia per un preciso particolare con i quali li descrive: sono tutti privi di occhi. Un modo, questo, per raccontare da subito e con chiarezza il senso di una ricerca il cui messaggio è precisato anche dall’hashtag che accompagna il progetto e che ha dato il nome a questo percorso espositivo: #lartenonguardainfacciaanessuno. Proprio così. In una società ormai distratta dal caos dell’effimero e sempre più governata dalla caducità, in cui tutto, o quasi tutto, dura giusto il tempo di un click tra un social e l’altro, con buona pace dell’attenzione ai dettagli, per non dire della profondità dei sentimenti e delle emozioni, lui, Undeterred, con grande senso di fierezza, dona ulteriore celebrità e durevolezza, ma anche profonda intimità, a questi volti, cavandogli gli occhi. Le icone rappresentate sono figlie di una collettività che ci appartiene, riescono a raccontare un’umanità variegata, mondi interiori che vivono nelle pupille di chi immagina. Gli occhi chiusi, dunque, non ostacolano, bensì, esortano ad un’osservazione approfondita e alla ricerca. Del resto, sembra sia l’arte stessa a confermare questa visione e a “non guardare in faccia a nessuno” visto che in barba a guerre e rivoluzioni, epidemie e carestie, invasioni e migrazioni, terremoti ed eruzioni, non c’è stato tempo in cui l’arte non sia andata avanti lasciando ai posteri segni imperituri; manifestando che ogni momento è buono per scrivere storie degne di nota e di trasmissione. Così, incurante del discutibile andamento della società, l’anonimo street artist richiama all’ordine, offrendo spunti e modelli di riflessione, partendo dalle vite degli altri – che siano vere o inventate – che si riflettono immancabilmente in quelle di ciascuno di noi, con un progetto che pone il riflettore sulla superficialità delle interazioni, su ciò che l’arte voglia comunicare e su quanto riesca a farlo, nonostante tutto. L’arte di Undeterred ci ricorda l’importanza del racconto – quello diretto, impresso nei vicoli a cielo aperto, che si fonde e si confonde con la città, che invecchia, si trasforma, con il passare del tempo e dell’atmosfera – e di quanto questo racconto sia necessario per le nostre esistenze, salvifico, importante; perché è corale, collettivo. Una storia (non solo dell’arte e della società) che si nutre di storie, che vive nel tempo pur trasformandosi sempre, che ci ricorda, in maniera grintosa, che “chi cerca l’infinito non ha che da chiudere gli occhi”.
                                                      
                                                                 
                                                                    Paola De Ciuceis e Rita Alessandra Fusco