ASCOLTARE I LUOGHI – VILLA VILLARI- TESTO CRITICO

LIONEL FAVRE particolare pianta villa villari rivista con china

LIONEL FAVRE particolare pianta villa villari rivista con china, 2014

Martedì 20 giugno 2017 alle ore 17.00 nell’ambito della rassegna culturale ed artistica Torri in luce Torri in festa, giunta alla sua settima edizione e dislocata in vari luoghi di interesse storico ed artistico di  Ischia verrà inaugurata la mostra collettiva “Ascoltare i luoghi”  nei locali interni e nel giardino di pianta ottocentesca di Villa Villari ad Ischia Ponte.

 

Cultura locale e sguardo internazionale si incontrano anche a Villa Villari, per proseguire un percorso articolato e ricco di fascino tra torri, castelli, borghi e giardini segreti dell’isola verde. Un’ esposizione dinamica, temporanea, evanescente,  pensata per gli esterni di una pineta protagonista negli anni di alterne vicende, espropri, leggende e per gli interni di una dimora incantata che è come un forziere di memorie da raccontare.

A cura di Maria Giovanna Villari e Valentina Rippa, la mostra “Ascoltare i luoghi” è un momento di riflessione e di conoscenza, per creare un vincolo emozionale con il patrimonio naturalistico e culturale in cui viviamo, è un percorso a ritroso nel tempo attraverso le opere degli artisti invitati ad interpretare il Genius loci ischitano e il legame esistente tra natura, architettura e archeologia. Il legame col territorio emerge subito, nella genesi e nella forma dei lavori pensati site specific dagli artisti Lionel Favre, Marco Abbamondi-Stefano Ciannella, Fabio e Paolo Lastrucci e prende forma in un dialogo vivace tra paesaggio naturale ed antropico. Si tratta di opere d’arte molto diverse tra loro ma tutte capaci di restituire l’anima del luogo.

 

Una poetica rigorosa e la fusione di materia e concetto gli elementi che contraddistinguono da sempre la ricerca di Abbamondi e Ciannella. L ‘opera proposta in occasione della mostra “Ascoltare i luoghi” rientra nel più ampio progetto “Last Finds” che analizza la dialettica tra ricerca e scoperta, e che rappresenta per i due artisti il punto cardine per un’ indagine  sul legame tra gli uomini, la memoria, i luoghi, le cose e il tempo.

Reperti della modernità” emergono dal sottosuolo all’entrata del giardino di Villa Villari; I due artisti trasformano l’opera d’arte in un immaginario ritrovamento preistorico, mettendo in scena “….un’indagine sul processo inverso a quello che trasferisce pezzi di storia emersa, nell’alveo di quei luoghi in cui attenzione, osservazione e contemplazione sono comportamenti condivisi”.

 

Nell’ atrio della casa, invece, un trittico di disegni e grafici a china di Lionel Favre mostra la planimetria di Villa Villari. La pianta originale è rielaborata dall’artista svizzero con l’aggiunta di citazioni culturali, artistiche e cinematografiche. Molti i riferimenti che appartengono all’immaginario ischitano, alle ambientazioni leggendarie dei film “Plein Soleil” e “Avanti”, ai fumetti di  Hergè e alla sua creatura Tin Tin protagonista di molte avventure ambientate nei luoghi simbolo dell’isola.

Nelle opere esposte  scorgiamo la Chiesa del Soccorso, il Castello Aragonese, le imbarcazioni dei pirati, un corsaro, una donna enigmatica che con il suo lunghissimo collo si inerpica nella pineta e mette le sue radici. Quello di Favre è un lavoro ricco di spunti reali e immaginari che lascia grande spazio all’ascolto e alla fantasia.

 

Con un collage di ricordi, sogni ed elementi naif i fratelli Fabio e Paolo Lastrucci realizzano il loro Castello Aragonese in infinite variazioni di suggestioni, colori e materiali. Attraverso la sovrapposizione e il riutilizzo  di frammenti di stoffa, gommapiuma, poliuretano ed altri elementi di riciclo prende vita un opera in bilico tra terra e cielo. Se da un lato ritroviamo riferimenti e tracce stratificate nei secoli, frammenti epistolari di vite passate che riaffiorano dal mare riportandoci alla storia dei luoghi, dall’ altro l’ atmosfera fantastica riecheggia quella del castello errante di Hawl con il suo lato magico e surreale che ci apre ad altri mondi, ad altri viaggi possibili, e all’ascolto silenzioso dei luoghi e della natura.

Valentina Rippa

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